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Costanza Savini

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 WUNDERKAMMER

“Magicam operari non est aliud quam maritare mundum” (Giovanni Pico, Conclusiones magicae secundum opinionem propriam)

La Wunderkammer, Camera delle meraviglie o Cabinet of Curiosities, è da considerarsi l’anticipazione del concetto di museo, un pre-museo ancorché privo di ogni aspetto sistematico che invece acquisterà nei secoli dei lumi, e prima espressione del collezionismo scientifico.  Si tratta di particolari stanze nelle quali, tra il XVI secolo e il XVIII secolo, venivano raccolti e conservati oggetti inconsueti. L’origine risale alla Germania del ‘500, dove il termine originale, Wunderkammer o Kunstkammer, fu coniato per indicare collezioni private che suscitavano meraviglia e come quella praghese di Rodolfo II d’Asburgo, dove animali seccati o impagliati si mescolavano a opere d’arte, oggetti d’oreficeria, orologi, strumenti meccanici, ottici e matematici, tutti posti uno accanto all’altro in cassoni, armadi o poggiati su tavoli e mensole. Le radici sono da rintracciare in epoca medievale ma secondo Adalgisa Lugli in “Naturalia e Mirabilia”, il più grande museo è, naturalmente, il mondo e il primo grande collezionista Dio stesso, e l’arca di Noè è considerata e rappresentata nel ‘600 da Kircher il primo e più completo museo di storia naturale. E’ la grande idea di ricostruire l’universo in una stanza, esito di una lunga serie di raccolte non specialistiche che partono da “curiosa” per poi divenire “rara” ed infine “mirabilia”. “Starnuti di cornacchia, piè d’ostreca ed ova di liompardo” (Giordano Bruno “Il candelaio”).

Sempre la studiosa sopra citata individua lucidamente le origini di tutto questo già nelle macchine-reliquiario con sportelli e scomparti che hanno ampia diffusione nel XII-XIII secolo persistendo fino a tutto il Settecento; ampia rappresentazione, in un solo colpo d’occhio, ad armadio aperto, di una grande quantità di reliquie prima, poi di oggetti della specie più rara.

 

Lo scopo principale di queste collezioni era di gratificare il gusto e la curiosità del collezionista ed esibire la ricchezza e la magnificenza di chi possedeva nelle sue collezioni rarità artistiche, preziosità, reliquie e meraviglie della natura difficilmente reperibili. 

Erano inoltre una poderosa e complicata macchina per comprendere e dominare la realtà, manipolarla, ri – crearla, per meravigliare e perturbare l’osservatore.

 

Veniva data grande importanza a opere al tempo giudicate tecnologiche e a capolavori di ingegnosità umana, come orologi o archibugi meccanici e animati, posti al fianco delle meraviglie della natura e alle opere d’arte, con l’intento di suggerire l’idea dell’uomo quale immagine di Dio, ritenuto il creatore della macchina più efficace solida e bella: il mondo, un’uomo anch’esso creatore di oggetti meccanici in grado di rivaleggiare con quelli della natura.

In alcuni casi illustri, il collezionismo di scienza si unisce a quello d’arte e nascono così gli “studioli” dove si istituisce un rapporto stretto tra oggetti e ambiente che tramite il trompe l’oeil sarà anche con l’esterno; nelle quattro pareti che accolgono la collezione si realizza un luogo-immagine le cui rappresentazioni iconografiche trasmetteranno la totalità.

 

Nelle Wunderkammer, inoltre, prendevano posto oggetti appartenenti a tre ambiti – i Naturalia, Artificialia e Scientifica – al fine di comprendere il globo terrestre nel suo insieme: in certo qual modo, le Kunstkammern erano contemporaneamente concentrazione di tempo e microcosmo.

Forse non c’è veicolo più effimero della collezione, al quale affidare un’idea o un’immagine del mondo. L’opera collezione è incredibilmente deperibile, viziata da una fragilità quasi patetica, esposta com’è alla dispersione, al continuo movimento che sposta gli oggetti, li sottrae a un insieme per lasciarli depositare in un altro, o isolarli definitivamente. Usando una metafora di Leon Battista Alberti, si potrebbe considerarla il luogo della non- esistenza, come la riva del mare, che è spazio particolarissimo e inafferrabile per l’andirivieni del moto ondoso. Così nella collezione, movimenti contrastanti e ripetuti modificano continuamente la fisionomia dell’insieme, impedendogli la fissità dell’identificazione. Proprio per contrastare questa dissoluzione, il collezionista si preoccupa spesso di affidarvi una forma, ovvero fissare nei limiti del possibile l’immagine della raccolta, attraverso la scrittura, l’inventario o il catalogo, al quale si affida tutta la leggibilità dell’insieme.

 

 

Nella letteratura moderna, nella filmografia e nella fumettistica la Wunderkammer è utilizzata nella sua forma più estesa e declinata come contrapposizione alla distopia che tanto ha caratterizzato il genere fantascientifico/catastrofico, assumendo il compito di raccogliere il passato dell’uomo, preservare le radici.

 

Grandi esempi di ciò sono Fahrenheit 451, libro di Ray Bradbury e film diretto da Truffaut; il film L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam; V per Vendetta di James McTeigue ed “Il Labirinto del fauno” di Del Toro, puro connubio di realtà e mondi altri. 

 

Un’affinità che ha tracciato un fil rouge tra letteratura distopica e funzione catartica della Camera delle meraviglie, è il tema della perdita della libertà, passando per guerre, minaccia atomica, disastri di ordine naturale o pandemici, e la presenza di governi totalitari che tendono sempre a proibire o annullare la cultura. L’essere umano non permetterà mai di perdere il suo passato e la possibilità di consegnarlo ai posteri.

 

La Wunderkammer diviene così un luogo obbligato, un dovere dell’intellettuale e dello scrittore responsabile; insomma una delle vie di scampo alla distruzione del passato culturale e delle proprie radici.

“Le radici sono importanti“ come dice la Santa nel suggestivo film La Grande Bellezza. Costermano sul lago di Garda rappresenta le mie radici.

Oggi invece, la radice è il Divino.

 

© Immagini tratte da “Naturalia et mirabilia: il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d’Europa” di Adalgisa Lugli.

 

Forse, questi occhi, il cuore del fantastico l’hanno guardato davvero. Antonio Faeti

 

– Francis Bacon “La meraviglia è il seme da cui nasce la conoscenza questa affermazione non è reversibile: la conoscenza razionale non può, infatti, generare la meraviglia, che è un emozione”.

 

– Truffaut il regista: “qualsiasi biblioteca è un consorzio umano che sfida la storia e la geografia, un luogo d’incontro tra uomini in epoche e luoghi diversi.” Una sorta di noosfera. 

 

– Jean Michel Leniaud dice a proposito di patrimonio culturale “L’insieme dei beni che una generazione vuole trasmettere alle successive perché ritiene che questo insieme costituisca un talismano che permette all’uomo, a un gruppo sociale, che sia una famiglia, una nazione o qualsiasi altro gruppo, di comprendere i tempi nelle tre dimensioni, e cioè passato presente e avvenire. Un talismano in quanto tale va conservato ad ogni costo”.

Articolo di         FP di Francesca Eusebi Piffi – Brand management

 

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Sono Costanza Savini S, mi occupo di Scrittura & Bioenergetica.

Eventi

15/12/2020 – “Nessun problema è troppo grande… forse è un’opportunità”. In occasione della “Settimana della lettura”, Costanza Savini terrà un laboratorio di lettura e scrittura con una delle classi quinte della Scuola Donini Primaria di San Lazzaro di Savena (BO). Il tema di quest’anno, per le classi quinte della scuola, è: “Nessun problema è troppo grande… forse è un’opportunità. Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. Online via Google Meet.

13/12/2020 – Presentazione on line del libro L’occhio della farfalla, Oligo editore. Centro di lettura “L’isola del tesoro” di Trebbo di Reno (BO)

10/12/2020 – Presentazione del libro L’occhio della farfalla con Gianna De Santis di Tutto fa show in diretta Facebook

7/12/2020  Presentazione del libro L’occhio della farfalla, Oligo Editore, su Abc Radio. Giuseppe Mancusi intervista Costanza Savini per il programma “Conosciamoli meglio”.

23/11/2020 – Presentazione del libro L’occhio della farfalla, Oligo Editore, presso la magica bottega Elisol di Elisa Solaroli, Jewelery designer, in Via Saragozza 189/a2 a Bologna: l’autrice Costanza Savini e Francesca Eusebi Piffi, storica dell’arte, leggeranno dei brevi estratti dal romanzo in risonanza con la creatività del luogo.

19/11/2020 Costanza Savini presenta il suo nuovo romanzo L’occhio della farfalla, in una conversazione con la dott.ssa Elisabetta Landi, storica dell’arte, alla galleria Fondantico di Tiziana Sassoli, a Bologna. Alle 18.30 in diretta streaming su Facebook

12/11/2020 – Uscita in libreria del nuovo romanzo L’occhio della farfalla, Oligo editore

11-15/11/2020 – Presentazione on line L’occhio della farfalla, Oligo editore, a Milano BookCity  Guarda il video della presentazione

31/10/2020 – Intervista di Fabio Villa su Radio Cernusco Stereo sul nuovo romanzo L’occhio della farfalla, Oligo editore