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Contributi e Presenze

Una cena col diavolo

C’era una ragazza di provincia che si era innamorata di uno di Pietroburgo. Uno di quei tipi belli, sempre annoiati e indifferenti. Pensare a lui le faceva impazzire la testa e di notte la faceva sudare tutta quanta: dai capelli alla punta dei piedi. Come le aveva detto di fare la njanja, per sapere se anche lui la amava, lo aveva chiesto alla magia, e direttamente a quella nera. Il che voleva dire all’acqua, alla cera e ai ricami che tutte e due insieme, acqua e cera, formano dentro a un vaso. Ma non era bastato. E perciò, seguendo sempre le indicazioni della njanja, giù ancora con altra magia nera. Aveva apparecchiato così una cena per due. E cioè per il diavolo, che conosce sempre tutto, e per lei, a cui il diavolo, in sogno, avrebbe dovuto rivelare ci. che lei voleva sapere. E quella cena l’aveva apparecchiata proprio nel suo bagno, perchè, trattandosi del diavolo, le icone, coi santi, là dentro nel bagno, non ci andavano. Ma non era bastato neanche questo. La njanja, allora, le aveva detto di usare lo specchio per sapere se anche lui la amava. Così una notte di gelo russo, in punta di scarpine con addosso solo il vestitino aperto, era uscita fuori nel grande cortile con uno specchio in mano. Lo aveva rivolto alla luna, aveva aspettato un pò, poi ci aveva guardato dentro per vedere se veniva fuori la faccia di lui, di Onegin. Ma la dentro, nello specchio, era rimasto tutto uguale, nonera successo niente: c’erano sempre il buio, la luna, le stelle, e poi nient’altro.

Odore di santità

Uno stàrec era morto e la gente si aspettava che dal cadavere di uno ieroschimonaco come lui si effondesse da subito un profumo di celestialità. Ma non era stato così. Non era passato neppure un giorno e il suo corpo aveva cominciato a mandare il fetido odore tipico della putrefazione. ‘Al digiuno non ci teneva un granchè’. ‘Per i confettini, portati dalle signore devote, ci andava pazzo’ dicevano i detrattori della sua santità. Tanti i veleni che uscivano dalle bocche. Ma con lo scandalo, lo stàrec, quel giorno, aveva portato nell’ascetario anche chi non ci avrebbe mai messo piede. Dio, dunque, alla sua maniera, aveva dato un segno, e lo stàrec, forse, poteva dirsi morto davvero in odore di santità.

 

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La zattera di Vesalio

Postfazione

Se lo spirito divino può farsi carne, cioè uomo, allora credo che, nella Zattera di Vesalio l’anatomista e l’assassino, procedendo a ritroso, scrutino nel corpo umano, per cercare lo stesso principio immortale incarnato, anima o pneuma che sia.
Essi penetrano nel corpo come in una terra ignota o in un tempio. Piega dopo piega, fibra dopo fibra, ne frugano i segreti allo scopo di disseppellire, tesoro inabissato e remoto, il mistero delle origini che giace imprigionato, sotto l’armatura della carne e delle ossa, nell’oscurità della materia.

 

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Sono Costanza Savini S, mi occupo di Scrittura & Bioenergetica.


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