Costanza Savini scrittrice

Testimonianze

La scrittura così limpida e lineare sa combinare, nei misteriosi alambicchi della fantasia, i paesaggi naturali con quelli onirici

GIORGIO CELLI (prefazione a Il Lago in Soffitta)

 


 

Uno dei motivi di fascino, nel nome del "vero", di quanto ci viene narrato dalla Savini sta proprio nel descrivere il clima di tragedia, di impazzimento, di erotismo da ultimo colpo in canna, che si respira in quell'angolo sperduto d'Italia, dove a dominare ci sono proprio i due temi indicati nel titolo del romanzo, il Lago, misterioso, sfuggente, con le sue nebbie, le sue notti nel buio, ma anche la soffitta, che come in tanta letteratura classica diviene meta di perlustrazioni dei Generalini e di Nina, con una serie di avvincenti scoperte.

RENATO BARILLI

 


 

Costanza Savini scrive tenendo in mano un talismano che ha le stesse caratteristiche di quelli usati dai grandi favolisti
ANTONIO FAETI (prefazione alla Saponette Magiche)

 


 

Forse, questi occhi, il cuore del fantastico l'hanno guardato davvero
ANTONIO FAETI (prefazione alla Saponette Magiche)

 


 

Le favole servono ai bambini per far forma a pensieri, emozioni e sensazioni. E gli adulti? Persi in questo mondo materiale e mentale ... si ammalano e non sanno dove cercare le vie della guarigione. Dunque queste di Costanza Savini sono storie per guarire. Per riaccendere a quelle forme archetipiche simboliche magiche. Quella di Costanza Savini è la magia lucida delle parole che performa pensieri, emozioni e materia.
BEATRICE CAMPI (prefazione a Sette Storie per l'Anima)

 


 

Il mondo è malato e gli esseri umani non si sentono affatto bene. (...) Penso che il male sia profondo e che entri nell'intimità. Per questo credo che la letteratura possa avere una funzione terapeutica. (...) Questi brevi racconti di Costanza Savini accarezzano l'anima e chi può dire che non possano avere un effetto taumaturgico?
RUGGERO SINTONI (prefazione a Sette Storie per l'Anima)

 


 

Costanza Savini prosegue sulla via di quel realismo magico, che costituisce la cifra principale della sua poetica. (...)questa narrazione mirata sul reale sfuma ben presto in una peripezia parallela, sospesa tra la favola è il sogno ad occhi aperti
GIORGIO CELLI (prefazione a Il Lago in Soffitta)

 


 

Il meraviglioso permea la quotidianità con un sorriso leggero nelle narrazioni per l'infanzia scritte da Costanza Savini.
FERDINANDO ALBERTAZZI (in "Tuttolibri/La Stampa, 22 febbraio 2003)

 


 

Con "Gennj che si ribellò ai cellulari" Costanza Savini conferma la sua eccezionale capacità di tessere parole, raccoglierle, come si raccolgono erbe, fiori e piante in un bosco, sceglierle con cura per farne essenze e pozioni magiche, mettere insieme il meraviglioso e il reale, il visibile e l'invisibile e creare una via di comunicazione tra noi e l'energia della natura.
CARLA CRISTOFOLI
(su Altritaliani)

 


 

I cieli ricchi di contrasto dipinti da Joseph Turner, come le sue vedute di Venezia, ci suggeriscono una realtà diversa da quella tangibile, ma che irrompe attraverso di essa. E cosa anima i racconti onirici di Lovecraft che guardano nell'abisso di là dal mondo? La stessa ricerca, quella del mistero della bellezza nel suo dialogo continuo con la morte, è il fil rouge di tutta l'opera di Costanza Savini.

 

 

Le sue storie sono ispirate agli anni dell'infanzia trascorsi tra Bologna, la Romagna e il lago di Garda circondato da ulivi che accendono la nostalgia del mediterraneo, in una residenza antica di secoli, dove personaggi bizzarri e misteriosi, avventurieri e mezzi mistici, le suggeriscono sin da bambina vicende che sembrano appartenere ad altri mondi, ma hanno molto da dirci sul nostro.

 

E' proprio in questo luogo che ambienta il suo primo romanzo "Il Lago in Soffitta", in cui la protagonista vive il passaggio verso l'età adulta come un rito esoterico. Questo libro traccia la rotta per tutta la produzione narrativa successiva, caratterizzata da romanzi capaci di suscitare inquietudine e raccolte di storie brevi dove quotidiano e irreale convivono insieme, con i quali Costanza Savini racconta "il qui e ora" attraverso "l'altrove", sulla scia di Helena Roerich e di altri autori che possono definirsi avventurieri per le strade dell'anima.
MARCO CAVARA